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Road to Oscars 2024. La Fotografia di "Oppenheimer"

Proseguiamo il nostro percorso con la quarta puntata. Oggi esaminiamo Oppenheimer.

Oppenheimer è un film thriller e biografico del 2023, diretto da Christopher Nolan, sulla vita del controverso scienziato J. Robert Oppenheimer. La pellicola si distingue non solo per la complessità della trama e la magistrale interpretazione di Cillian Murphy (volto, sul grande schermo, del "padre della bomba atomica"), ma anche per la sua fotografia, curata dal maestro Hoyte van Hoytema. Un'arte visiva che si configura come elemento narrativo di primaria importanza, capace di trasmettere allo spettatore l'ambiguità e la drammaticità della storia. 


Il film, senza dubbio, ha un grande impatto visivo e, per questo motivo, van Hoytema opta per uno stile realistico e immersivo, avvalendosi di una tavolozza di colori freddi e desaturati che permeano l'atmosfera cupa e minacciosa del biopic. Le inquadrature, spesso simmetriche e composte con certosina attenzione al dettaglio, creano un senso di ordine e controllo che stride con il caos e la devastazione sprigionati dalla bomba atomica. 


La luce assume un ruolo chiave nella fotografia di Oppenheimer. Essa non si limita ad illuminare la scena, ma diventa strumento di narrazione, creando un'atmosfera di tensione e suspense e sottolineando le emozioni dei personaggi, attraverso anche l'utilizzo di una certa dialettica del contrasto. La luce può essere calda e rassicurante, come nelle scene che ritraggono Oppenheimer con la sua famiglia, oppure fredda e distruttiva, come nelle sequenze che mostrano gli effetti apocalittici della bomba atomica. Un contrasto di luci e ombre che rispecchia la dualità intrinseca del protagonista, combattuto tra il suo genio scientifico e le implicazioni morali del suo operato. 


Il film è girato principalmente a colori, ma alcune scene chiave sono in bianco e nero. Questo scelta stilistica serve a sottolineare i momenti più drammatici e significativi della storia, come il primo test della bomba atomica o il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. Il bianco e nero conferisce a queste scene una qualità quasi onirica, che le rende ancora più scioccante e commovente. 


La fotografia di Oppenheimer si nutre di echi e suggestioni del cinema classico. Van Hoytema omaggia i grandi maestri del passato, come Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock, attingendo alla loro poetica visiva per creare un film di impatto narrativo, oltre che visivo. Le inquadrature di Oppenheimer, a tratti claustrofobiche e a tratti evocative di paesaggi apocalittici, richiamano alla mente l'iconografia di film come "2001: Odissea nello spazio" e "Psycho", creando un'atmosfera di tensione e inquietudine che pervade l'intera opera. 


La fotografia di Oppenheimer non è solo un complemento estetico, ma parte integrante della narrazione. Essa contribuisce a rendere il film un'opera di grande bellezza e complessità, capace di trasmettere allo spettatore la vastità del tema trattato e l'ambiguità della figura di Oppenheimer. Un film che lascia il segno, non solo per la trama avvincente e le interpretazioni magistrali, ma anche per la sua fotografia, capace di catturare l'essenza di un uomo e di un'epoca. 


Il DoP sceglie di utilizzare lenti e tecniche di ripresa differenti, le quali conferiscono al film una varietà di effetti visivi e una profondità di campo unica, il tutto unito alla decisione di girare in pellicola 65mm, che offre una qualità dell'immagine superiore al digitale, esaltando la resa cromatica e la nitidezza delle immagini. 


Ecco quindi che la nomination all'Oscar per la Migliore Fotografia, diventa testimonianza del valore artistico e tecnico del lavoro svolto da Hoyte Van Hoytema. 


Per domani è previsto l’ultimo articolo, nel quale andremo a valutare Povere Creature!.

Grazie per aver letto il post.


Claudia

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