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Road to Oscars 2024. La Fotografia di "Povere Creature!"

Anche quest'anno termina il nostro viaggio nel mondo della fotografia cinematografica. L'ultima pellicola in lizza per l'Oscar è Povere Creature!.

Povere Creature! è l'adattamento su grande schermo dell'omonimo romanzo del 1992 di Alasdair Gray ed è diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos, già noto al pubblico per capolavori come Il Sacrificio del Cervo Sacro, The Lobster e La Favorita.


Robbie Ryan dirige la fotografia di questo film, la quale diventa un elemento indissolubile dalla narrazione, al fine di condurre lo spettatore in un'inquietante discesa negli abissi della psiche umana.


L'utilizzo di lenti anamorfiche dilata la realtà, deformando i corpi e le architetture in un'estetica voyeuristica che rende il pubblico complice silenzioso di un dramma surreale. Lo spettatore si trova così catapultato in un microcosmo claustrofobico, dove la perfezione formale delle inquadrature simmetriche e ordinate amplifica il senso di alienazione e solitudine dei personaggi. 


La tavolozza cromatica, dominata da freddi blu, grigi e verdi, evoca un'ambientazione oscura e malinconica, perfettamente in linea con l'ambiguità morale che permea l'intera opera. La luce naturale, spesso cruda e impietosa, illumina tutta l'atmosfera soffocante del film, dove i personaggi si muovono come marionette in un teatro dell'assurdo.

La macchina da presa si accosta ai loro volti, scrutandoli con insistenza, catturando ogni sfumatura di angoscia e smarrimento. La deformazione anamorfica sopracitata diventa metafora della distorsione della realtà percepita dai personaggi, mentre la luce naturale li spoglia di ogni artificio, rivelando la loro fragilità e vulnerabilità. 


Robbie Ryan

La fotografia di Povere Creature non si limita ad essere un mero esercizio di stile, ma assume un ruolo da protagonista nella costruzione del significato del film. Essa amplifica la sensazione di disagio e straniamento, rendendo lo spettatore partecipe del dramma che si svolge sullo schermo. Il dualismo morale che pervade la pellicola è magistralmente sottolineata dalla fotografia. Non vi è una netta distinzione tra bene e male, vittime e carnefici, e lo spettatore è costretto a interrogarsi sulla natura umana e sui confini tra normalità e follia, andando quindi ben oltre la superficie. 


Il lavoro del DoP, rappresenta un viaggio disturbante nella psiche umana, un'opera d'arte visiva di rara potenza, capace di turbare e inquietare lo spettatore. Essa non fornisce facili risposte, ma invita a riflettere sulla complessità dell'animo umano e sulle zone d'ombra che albergano in ognuno di noi. 


Sono presenti numerosi simbolismi nel film: le inquadrature simmetriche e ordinate possono essere viste come una metafora dell'ordine sociale che viene gradualmente minato dai desideri repressi dei personaggi. La luce naturale, che spesso illumina i personaggi in modo crudo e impietoso, può essere vista come una metafora della verità che viene a galla. 


La composizione delle inquadrature è studiata con cura per creare un senso di tensione e disagio. Le linee verticali e orizzontali sono spesso utilizzate per creare una sensazione di claustrofobia, mentre le diagonali creano un senso di dinamismo e inquietudine. La scelta dei colori è fondamentale per creare l'umore del film. I colori freddi e spenti dominano la tavolozza cromatica, creando un senso di cupezza e malinconia. Accenti di colore più caldi sono utilizzati per sottolineare momenti di particolare intensità emotiva. 


La fotografia di Ryan si sposa perfettamente con lo stile di Lanthimos, noto per la sua predilezione per atmosfere rarefatte e personaggi enigmatici. I due collaborarono già ai tempi de La Favorita, unendo idee e sforzi per sfornare un film di rara bellezza. Alcune influenze del DoP sono Stanley Kubrick e Ingmar Bergman, che emergono come fonte d'ispirazione per la costruzione visiva del lungometraggio. 


Grazie per essere stati con me lungo questo percorso.

Ora la mia curiosità è tutta rivolta al 10 marzo, quando sapremo chi vincerà il premio Oscar come Miglior Fotografia?

Al prossimo anno!


Grazie per aver letto il post.


Claudia

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